montagna

La Resistenza in montagna

Bettola, Val Nure (PC)

Centro irradiatore della Resistenza militare e civile fin dalle origini, sia per essere punto di rifugio degli antifascisti dopo l'8 settembre e della costituzione delle prime bande in val Nure, sia per l'opera dei civili che si prodigarono in azioni di disobbedienza (come la famiglia Baio) a favore degli ex prigionieri alleati fuggiti dal vicino campo di Veano e degli sbandati, Bettola è dalla fine di luglio fino al 2 dicembre 1944 - quando viene occupata dai rastrellatori della Turkestan - libera Repubblica e sede del Comando unico della XIII zona (con sede presso il Consorzio agrario), che svolge compiti di gestione delle armi e dei finanziamenti e di coordinamento delle amministrazioni civili nate nella vasta area della valle controllata dai partigiani.

Degna di nota, in particolare, è l'organizzazione di un complesso e ramificato servizio sanitario che fornì assistenza ai partigiani e alla popolazione e per il quale Emilio Canzi, Comandante Unico della XIII zona partigiana, ordinò la trasformazione del Preventorio “Rocco Chiapponi” di Bramaiano in Ospedale per assistere i feriti, grazie alla resistenza civile di tanti giovani medici. Fu un lavoro duro, nel quale si distinsero anche per il ruolo organizzativo che ad essi fu assegnato dai diversi comandi di vallata, tre medici di grande valore umano e scientifico: Francesco Ricci Oddi, Rinaldo Laudi (“Dino”) - un medico torinese ebreo fuggito da Torino in seguito alle persecuzioni razziali ma che verrà catturato e ucciso nel rastrellamento invernale in val Nure - Piero Cavaciuti. Essi prestarono la loro opera in condizioni igienico-sanitarie primitive, senza strumentazioni per interventi chirurgici, con scarsi medicinali, ma sorretti da una grande volontà anche durante il rastrellamento invernale. 


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