pianura

La Resistenza in pianura

Portomaggiore (FE)

Ogni angolo, ogni frazione, ogni più piccola località del Comune di Portomaggiore porta le ferite del lungo inverno del 1944-45, quando l’Italia è divisa in due dalla Linea Gotica: da sud avanzano le forze alleate, a nord la Resistenza combatte i tedeschi e i repubblichini di Salò.

In accordo con le Comunità locali i partigiani guidano con una forte e capillare programmazione le azioni organizzate dalla Resistenza, i cui nuclei meglio organizzati si attestano dalle Valli di Comacchio e dal confine con Ravenna lungo il Reno e fino alle Valli di Argenta. Gli “uomini della Valle” raccordano i reparti in aiuto degli Alleati attraverso la “stretta” di Argenta: un corridoio tra le acque che vede, tra l’1 e il 19 aprile 1945, l’ultima battaglia dell’8a armata, fino alla conquista di Argenta e di Portomaggiore, la cui liberazione costa la vita a centinaia di persone.

Quelle ferite costellano il territorio portuense sottoforma di cippi, lapidi e monumenti: nelle piazze e nelle campagne, imponenti o intimi, ma tutti di grande suggestione nel ricordare attraverso episodi e lunghi elenchi di nomi un tristissimo periodo della nostra storia.

... per non dimenticare quanti non sono più tornati...
... a perenne ricordo dei dispersi della guerra 1940-1945...
... guerra 1940-45... a perenne ricordo dei figli caduti...
... guerra 1940-45 in memoria dei caduti...
... in memoria dei caduti della guerra... in nome della libertà...
Da Portomaggiore a Maiero, da Sandolo a Gambulaga, da Runco a Quartiere a Portoverrara, nelle epigrafi si legge un unico chiaro intento: perpetuare e tramandare la memoria di militari e civili i cui nomi si rincorrono da un luogo all’altro, affrontando e metabolizzando così eventi tanto tragici, circostanze che hanno sconvolto uomini e terre segnando indelebilmente l’identità del territorio.
Portomaggiore è una città-monumento: non esiste più nulla di quanto c’era a seguito del terribile bombardamento delle forze alleate il 13 aprile 1945. 

Insieme alla vicina Argenta, Portomaggiore subisce i danni più pesanti. Pochi edifici storici si salvano, poiché viene colpito prevalentemente il centro urbano.
Mentre le forze alleate avanzano, in accordo con le Comunità locali i partigiani organizzano le azioni della Resistenza. I nuclei meglio articolati si collocano dalle Valli di Comacchio e dal confine con Ravenna lungo il Reno fino alle Valli di Argenta. Gli “uomini della Valle”, uomini della Resistenza, raccordano i reparti rinforzando l’avanzata alleata attraverso l’Argenta gap, la “stretta”, il varco di Argenta: un corridoio tra le acque che vede, tra l’1 e il 19 aprile 1945, l’ultima battaglia dell’8a armata, fino alla liberazione di Argenta e di Portomaggiore.

Portomaggiore è una città-monumento: non esiste più nulla di quanto c’era a seguito del terribile bombardamento delle forze alleate il 13 aprile 1945. 

Insieme alla vicina Argenta, Portomaggiore subisce i danni più pesanti. Pochi edifici storici si salvano, poiché viene colpito prevalentemente il centro urbano.

Mentre le forze alleate avanzano, in accordo con le Comunità locali i partigiani organizzano le azioni della Resistenza. I nuclei meglio articolati si collocano dalle Valli di Comacchio e dal confine con Ravenna lungo il Reno fino alle Valli di Argenta. Gli “uomini della Valle”, uomini della Resistenza, raccordano i reparti rinforzando l’avanzata alleata attraverso l’Argenta gap, la “stretta”, il varco di Argenta: un corridoio tra le acque che vede, tra l’1 e il 19 aprile 1945, l’ultima battaglia dell’8a armata, fino alla liberazione di Argenta e di Portomaggiore.

Le vittime al podere “La Gnola”

Il nome del podere e della casa colonica, che non esiste più, ricorda una cinquantina di vittime civili. È il luogo-simbolo degli eventi che segnano la popolazione e il territorio alla fine della seconda guerra mondiale. 

Nell’isolata “Gnola”, infatti, trovano asilo molte famiglie di Portomaggiore e dintorni in fuga dopo il bombardamento del 13 aprile 1945. Proprio per la sua posizione, l’edificio risulta adatto anche per i tedeschi, che vi collocano una stazione radio. Gli sfollati, più di cento, vengono rinchiusi perché non diano intralcio. 

La mattina del 20 aprile due aerei delle forze alleate sorvolano la zona al ritorno da una missione sul Po: uno prosegue nella sua rotta verso la base, l’altro vira bruscamente e sgancia una bomba sull’edificio appena notato. Una seconda bomba colpisce coloro che, usciti dal casale distrutto, si sono radunati nel cortile. Il bombardamento ‘anomalo’ causa una strage.

I sopravvissuti, feriti e sconvolti, si riparano in un fossato e lì rimangono per ore. Una donna riesce, spostandosi attenta rasoterra, a trascinarsi fino al pozzo della casa colonica per bagnare degli stracci e dare sollievo dal grande caldo almeno ai bambini. I primi soccorsi arrivano nel pomeriggio da una colonna di carristi inglesi di passaggio.

Un cippo, una lapide e un pozzo, voluti dai superstiti del tragico avvenimento, segnano un luogo intimo e isolato, come isolata era la “Gnola”. 

In particolare il pozzo – ricostruito dopo la demolizione dell’originale – è la significativa rievocazione di quello che aveva dato conforto agli scampati, come si legge in questo stralcio dell’epigrafe: 

... l’acqua di questa fonte, sola / ci rese allora coscienti di / essere ancora vivi ...
Le vittime al borgo “Ca’ del Gallo” di Ripapersico

Nel freddo inverno 1944-45 la linea del fronte si blocca sul fiume Senio. La località di Ripapersico, nel Portuense, subisce una serie di incursioni aeree. La più pesante è quella del 18 aprile 1945, quando una bomba centra il borgo Ca’ del Gallo provocando la morte di decine di persone che hanno trovato riparo in un rifugio antiaereo. 



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