Piazza dell’Unità 5, angolo Via Tibaldi – Battaglia della Bolognina

Bologna / Venti mesi ribelli. Resistenza a Bologna

Piazza dell’Unità 5, angolo Via Tibaldi – Battaglia della Bolognina

Inaspriti per le perdite subite negli scontri urbani dell’inizio di novembre 1944, i tedeschi sottomettono ai loro ordini i reparti fascisti e la mattina del 15 avviano un imponente rastrellamento nella zona della Bolognina – già devastata dai bombardamenti – con reparti in assetto di guerra, carri armati e autoblinde. Qui, in un appartamento disabitato affacciato su Piazza dell’Unità all’incrocio con Via Tibaldi, si erano rifugiati una quindicina di partigiani della 7a Gap, combattenti nella battaglia di Porta Lame.

Nel corso della mattinata un gappista, Mario Ventura, in perlustrazione viene catturato e ucciso quando si rifiuta di fare i nomi dei compagni, intorno a mezzogiorno una pattuglia nazifascista abbatte il portone della base gappista; i partigiani aprono il fuoco ma un fitto tiro di mitragliatrici li investe. Dopo aver tentato di resistere sparando dalle finestre alcuni di loro scendono in strada e cercano una via di scampo nelle zone circostanti, dove continuano violenti scontri a fuoco fino a sera.

Secondo la questura fascista, 18 partigiani erano stati uccisi e 32 catturati nel corso dell’operazione di rastrellamento. Secondo altre ricostruzioni sei partigiani erano morti (oltre a Ventura, le vittime furono Edgardo Galletti, Danilo Chiarini, Gino Comastri, Bruno Camellini e Amos Facchini), mentre cinque, rimasti feriti, furono condotti all’infermeria clandestina in Via Duca d’Aosta 77 (ora Via Andrea Costa).

Il 9 dicembre, su delazione di un’ex-partigiana, i fascisti irrompono nell’infermeria e catturano i feriti della Bolognina che muoiono dopo giorni di torture. Stessa sorte subiscono gli altri nove partigiani ricoverati, tra i quali cinque reduci di Porta Lame.

In Piazza dell'Unità, all'angolo con Via Tibaldi, è presente una lapide in memoria della Battaglia della Bolognina.