Piazza Tre Martiri – Impiccagione Tre Martiri

Rimini / Tra Linea Gotica e bombardamenti. La Resistenza

Piazza Tre Martiri – Impiccagione Tre Martiri

L’allora Piazza Giulio Cesare (così denominata dal 1933 e prima nota come Piazza Maggiore), sconvolta come il resto della città dai quasi 400 bombardamenti alleati, nella prima delibera della Giunta di Liberazione acquisisce dal 9 ottobre 1944 la denominazione di "Piazza Tre Martiri", in onore dei tre partigiani appartenenti alla XXIX Brigata “Gastone Sozzi”: Adelio Pagliarani (19 anni), Mario Capelli (23) e Luigi Nicolò (22), che furono lì impiccati il 16 agosto 1944.

Questo è l'esito del processo sommario che subirono la mattina del 15 agosto da parte della Corte marziale del 303° reggimento della 162° divisione di fanteria turkmena presieduta dall’Oberstleutenant Christiani. Nell'avviso pubblico, firmato dal Commissario straordinario Ugo Ughi, si legge che i tre giovani sono accusati di «ammassamento clandestino di armi e munizioni a fine terroristico e di reati di sabotaggio e attentati contro cose e persone» e che la loro impiccagione pubblica deve servire di «esempio e di remora a chiunque». Dopo essere stati in prigione nei pressi del Convento delle Grazie di Covignano e dopo essersi confessati, all’alba del 16 agosto vengono condotti in piazza e li giustiziati; il loro ultimo grido sarà “W Stalin”.

Il comando tedesco ordina che i tre corpi appesi al capestro rimangano esposti come monito per la cittadinanza per tre giorni, ma il commissario prefettizio Ugo Ughi la sera del 17 fa deporre le salme nelle bare per trasportarle al cimitero, dove saranno sepolte il 18.

Invasion Scenes – Italy (1944), British Pathé


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