Il campo di concentramento di transito di Monticelli Terme

“A decorrere 6 corrente [dicembre 1943] accompagnamento Monticelli Terme di Montechiarugolo (Alberghi Terme e Bagni) per esservi internati donne ebree et loro bambini anche di sesso maschile e di età inferiore anni 16 residenti in codesta giurisdizione”. Con questo telegramma, il questore di Parma disponeva l’apertura a Monticelli di un campo di concentramento per donne e bambini ebrei. A fine mese si contavano una quarantina di internati: ebrei italiani, jugoslavi, tedeschi e austriaci, in totale il campo ospitò dieci bambini e trentadue donne tra i ventidue e i sessantatré anni. Quando il 9 marzo 1944 il campo fu chiuso, restavano trentadue ebrei, trasferiti a Fossoli e, da lì, inviati ad Auschwitz con il convoglio del 5 aprile.

Nei mesi di vita in questo campo le donne dovettero confrontarsi con le forti restrizioni e le difficoltà economiche: private di ogni bene, ricevevano un sussidio di nove lire al giorno, speso quasi unicamente per il vitto. Gli archivi ci restituiscono le numerose richieste volte a ottenere brevi licenze, oppure relative a questioni ed esigenze dei propri figli, come nel caso di una lettera che Giorgina Padova indirizzava al questore, nella quale richiedeva di “poter inviare periodicamente al Direttore della scuola i compiti che mio figlio [Luciano Fano] fa qui, per poterli avere corretti con i suggerimenti del caso”, nella speranza che “alla fine dell’anno scolastico gli sia possibile dare l’esame”. Luciano l’esame non potrà darlo: il treno del 5 aprile avrebbe infatti condotto lui e la sua famiglia alla tragica morte.