Attacco partigiano alla casa del Fascio di Basilicanova

Presso la casa del fascio di Basilicanova – attuale scuola materna Don Antonio Fava – era presente un presidio della Brigata nera, il quale aveva un grande valore strategico: alle porte di Parma, si poneva come punto di intermezzo tra la città e la montagna, a pochi chilometri dai reparti tedeschi stanziati a Basilicagoiano.

Per queste ragioni, l’edificio fu oggetto di due attacchi partigiani. Il primo, avvenuto nella notte del 6 marzo del 1945 per iniziativa di alcuni uomini del Distaccamento Gemona, aveva portato al danneggiamento parziale della caserma; i partigiani avevano però dovuto ritirarsi perché le esplosioni avevano richiamato in strada la gente dell’abitato, con il rischio che lo scontro contro i fascisti avrebbe potuto coinvolgere i civili.

Il secondo attacco, avvenuto esattamente un mese dopo, fu scagliato contro le scuole poste dinanzi alla Casa del fascio dove, nel frattempo, era stata spostata la caserma, coinvolgendo diversi distaccamenti della 3° Brigata Julia, con la presenza del Comandante, Paolo il Danese (Arndt Lauritzen), e il commissario Condor (Ennio Biasetti). Il piano prevedeva che una parte delle forze attaccasse il lato nord dell’edificio, attirando su di sé la reazione nemica, mentre dal lato est il resto dei partigiani avrebbe tentato l’irruzione attraverso l’uso di esplosivo e di un bazooka. Alle ore 2.35 di notte fu dato inizio all’operazione al grido “Partigiano all’attacco”, i fascisti – inizialmente presi alla sprovvista – reagirono rapidamente. Il lato nord fu investito da raffiche di fuoco da entrambe le parti, mentre dal lato est iniziava il lancio degli esplosivi. I fascisti riuscirono a mantenere salda la posizione e dopo alcune ore di combattimento, i partigiani furono costretti alla ritirata, non prima di essersi concentrati nella piazza dinanzi alla casa del fascio per cantare inni della montagna. Al termine della battaglia, si conteranno da parte fascista 7 perdite e 15 feriti, mentre tra i partigiani si registrerà un solo ferito: il partigiano Golia (Mario Mauri); la potenza di fuoco sprigionata ammonterà a 3.800 colpi di bren, 3.100 di sten, 140 bombe a mano, 375 kg di gelatina e 25 colpi di bazooka.