Martorano

Il 29 aprile 1944 le frazioni della bassa cesenate, Martorano, Ronta, San Martino, Bagnile, San Giorgio, Calabrina e Villa Calabra, furono terrorizzate da un imponente rastrellamento fascista. Una interpretazione diffusa ne individua la causa nelle uccisioni di due militi fascisti avvenute il 25 (proprio a Martorano) e il 28 aprile 1944; ma tali episodi furono in realtà solo un pretesto per colpire il movimento partigiano che in questa zona aveva un ampio appoggio. Il rastrellamento fu compiuto da circa 500 uomini suddivisi in diverse colonne operative (quella dislocata lungo la via Ravennate era formata da 60 legionari). Gli ordini erano di uccidere chiunque venisse trovato in possesso di armi e di arrestare i renitenti (a Martorano questi ultimi furono radunati davanti alla Casa del Fascio). Tuttavia la violenza repressiva si abbatté anche su persone innocenti: Gino Fusconi di 17 anni, solo perché fratello di un partigiano, venne crivellato di colpi e gettato nel fiume Savio; Guglielmo Urbini, padre di un partigiano dell’8ª Brigata Garibaldi a casa in convalescenza, fu ucciso a sangue freddo; due soldati slavi, che cercavano salvezza fuggendo, furono uccisi e anche loro lasciati alle acque del fiume (solo uno dei due corpi fu restituito dalla corrente); Giovanni Barbanti, fu ucciso fra Martorano e Ronta a solo scopo di rapina, dato che ad un controllo gli fu visto del denaro nel portafogli.