Colorno, via Filippina, casa Zandonai

Il 30 gennaio 1945 la Resistenza colornese subì un duro colpo. A seguito dell'intensificarsi delle azioni di sabotaggio e di propaganda clandestina compiute dalla locale Squadra di Azione Patriottica (Sap), i nazifascisti misero in atto un feroce rastrellamento. Prelevarono dalle loro case diciassette colornesi, partigiani attivi e antifascisti di diverse tendenze politiche: socialisti, comunisti, democristiani e liberali. Gli arrestati furono poi condotti presso la S.D. di Parma.

Durante la retata, si verificò quello che il prevosto di Colorno, don Edmondo Barchi, nel Liber Chronicus della sua parrocchia definisce un «episodio di barbarie e di sangue»: il patriota Osvaldo Dominici, detto “Zandonai”, venne assassinato nella sua casa di via Filippina da un milite della Brigata Nera. Mentre tentava di fuggire su per le scale nella speranza di trovare scampo nel solaio, fu raggiunto da una raffica di mitra e cadde esanime tra le braccia della madre. Al suo funerale parteciparono solo i familiari e pochissimi amici, poiché in tanti avevano paura di ritorsioni da parte delle Brigate Nere, che avevano proibito di passare con il corteo funebre attraverso il paese.

Coloro che riuscirono a sottrarsi al rastrellamento lasciarono invece la città, per unirsi alle formazioni partigiane della montagna.

Testimonianza di una staffetta partigiana