Colorno, stazione ferroviaria

Colorno possedeva alcuni obiettivi di grande interesse militare per i tedeschi e, quindi, anche per gli Alleati, che tentarono spesso di distruggerli. Uno di questi era la ferrovia che collega Colorno a Casalmaggiore, sulla linea Parma-Brescia, che fu sempre di fondamentale importanza per i trasporti tedeschi, ma lo divenne ancora di più negli ultimi mesi di guerra, allorché i nazifascisti cercarono di assicurarsi il controllo di tutte le arterie che portavano oltre il Po. In stazione giungevano, inoltre, le cisterne di benzina necessarie a rifornire il grande deposito di carburante installato, da lì a breve distanza, nei giardini di Palazzo Ducale.

È per questo che la linea ferroviaria fu spesso oggetto di bombardamenti alleati e di azioni di sabotaggio da parte della locale Squadra di Azione Patriottica (Sap). Alcuni sappisti di Colorno si erano, infatti, infiltrati nella Todt come mano d'opera militarizzata al servizio degli occupanti tedeschi e, operando dall'interno, riuscirono in più di un'occasione a sabotare le cisterne ferroviarie, provocando danni e incendi. L'episodio più eclatante si verificò il 14 gennaio 1944, con l'incendio da parte dei sappisti di due cisterne e oltre 1500 bidoni di benzina, accatastati sul terrapieno della stazione, a poca distanza dai binari, in attesa di essere trasportati nel vicino parco ducale. 

Nell'estate del 1944, la stazione di Colorno e il ponte ferroviario sul torrente Parma furono, invece, ripetutamente colpiti dalle bombe alleate. La prima incursione aerea ebbe luogo nel tardo pomeriggio del 27 giugno: venne colpita in pieno la sede stradale, mentre i binari furono appena sollevati, cosicché la massicciata non subì gravi danni e poté essere sistemata nel giro di poche ore, ripristinando il transito ferroviario. Nel bombardamento, tuttavia, perse la vita una donna di 31 anni, Ida Ferrarini, che transitava nella zona al momento della caduta delle bombe. 

Nuove incursioni aeree, sette in tutto, si registrarono tra il 6 e il 7 luglio 1944 e causarono la distruzione del ponte ferroviario “Travacone” sul Naviglio e del ponte di ferro sul Parma, già in precedenza più volte colpito, mettendo di fatto fuori uso la rete ferroviaria. Dense colonne di fumo si alzavano, intanto, dalla stazione e dai giardini di Palazzo Ducale, dove erano stati centrati alcuni serbatoi di benzina, provocando una serie di incendi.

Testimonianza tratta da la Resistenza a Colorno