Casa Dorina Storchi

Via del Portone, 8

La casa di Dorina Storchi era un altro luogo antifascista. Dorina, comunista e partigiana, ospitò e aiutò persone reduci dai campi di concentramento o soldati sbandati dopo l'armistizio, partigiani. Nascose i coniugi Modiano, di origine ebrea, per alcuni mesi. Venne arrestata, a metà gennaio 1944, e rinchiusa al carcere dei Servi. Il marito, Giovanni Ganassi, internato militare (IMI), morì durante la deportazione in Germania, in sua memoria è stata posata davanti al civico 8 una Pietra d'Inciampo.

Dorina fu catturata in seguito al tradimento dell’ucraino ed ex partigiano Nikolaj Aschenko, uno dei fuggiaschi che aveva aiutato. Nicolaj, dopo esser stato per un periodo anche coi Cervi, era caduto in mano ai fascisti ed ebbe salva la vita in cambio di una catena di delazioni che portarono all’arresto fra gli altri anche di Lucia Sarzi. Aschenko fu poi ucciso nel novembre 1944 dai GAP.

Dorina, condotta a Parma, fu liberata, nel giugno 1944, in seguito a uno scambio di prigionieri. Dopo diverse tappe finì la guerra a Febbio (Reggio Emilia), presso il Comando unico partigiano.