Eserciti e partigiani nel turbine della guerra a Sant'Alberto (RA)

Questo paese adagiato sull’argine del Reno, all’estrema sommità nord del territorio ravennate, e alla base sud delle Valli di Comacchio, si trovò per diversi mesi al centro di operazioni strategiche che coinvolsero tanto le formazioni partigiane, quanto tutti gli altri eserciti in guerra interessati a quel valico, ancora oggi affidato ad un traghetto.

Nell’ambito delle operazioni per la Battaglia delle Valli, che portarono alla liberazione di Ravenna, gli ultimi giorni di novembre videro concentrarsi qui i partigiani della Colonna Wladimiro, una formazione di circa 400 uomini delle Sap provenienti da tutta la Bassa Romagna, per impegnare i tedeschi su più fronti e occupare poi i territori da loro abbandonati. 

Ma gli alleati, una volta presa Ravenna il 4 dicembre 1944, fermarono la loro avanzata sui canali poco sopra la città, lasciando soli i partigiani a combattere il nemico in campo aperto per quattro giorni, con armi leggere e un vasto territorio da presidiare.

Sant’Alberto fu raggiunto dai partigiani la mattina del 6 dicembre, ma dopo poche ore prevalse il contrattacco tedesco che rioccupò il villaggio ancora per un mese, con una feroce repressione.

Solamente il 5 gennaio del 1945 reparti della I Divisione canadese, dopo lunghi e sanguinoso scontri con i tedeschi, liberarono definitivamente Sant’Alberto, preziosa testa di ponte per l’avanzata primaverile. 

Da gennaio ad aprile questo territorio, il più settentrionale fra quelli liberati, ospitò la base del Comando partigiano della 28° Brigata Garibaldi e, poco lontano, anche quello del Gruppo di Combattimento Cremona, entrambi meta di numerose ispezioni alleate.

Febbraio 1945 partigiani della 28 Brigata sull'argine del Reno

I fantasmi del Reno, di Fabrizio Varesco


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