San Polo di Torrile, ponte di San Siro

A partire dalla primavera del 1944, l'azione delle Squadre di Azione Patriottica (Sap) attive nelle campagne e nei centri abitati della Bassa parmense si andò intensificando, grazie anche a una più efficace organizzazione delle formazioni partigiane e a una più chiara definizione dei loro compiti: dalla propaganda clandestina contro gli occupanti nazifascisti all'affissione di manifesti murali che invitavano i giovani a disertare i bandi dell'esercito repubblichino, dal furto di armi e munizioni da destinare alla lotta di liberazione all'assalto armato dei presidi tedeschi dislocati sul territorio. 

Rientravano, inoltre, in questa strategia le azioni di sabotaggio finalizzate a minare dall'interno l'efficacia dell'organizzazione nemica, fiaccando il morale dei nazifascisti e ostacolandone il controllo del territorio. Si trattava, infatti, di piazzare chiodi a quattro punte sulle strade di grande percorrenza per bucare le gomme dei mezzi tedeschi, di capovolgere le indicazioni stradali in modo da far deviare le colonne di militari, di tagliare le linee telefoniche per impedire le comunicazioni con i comandi territoriali.

É quanto avvenne anche a San Polo di Torrile, una prima volta il 30 ottobre 1944, quando alcuni patrioti della locale Squadra di Azione Patriottica tagliarono due linee telefoniche tedesche in prossimità della stazione ferroviaria, e poi nuovamente nell'aprile del 1945. Come raccontano diversi testimoni, alcuni partigiani guidati da Armando Tagliavini (“Lupo”) scesero dai monti e, con l'aiuto di due guastatori di Spilamberto, fecero saltare in aria con circa 80 Kg di esplosivo la centralina telefonica collocata sottoterra, nelle vicinanze del ponte di San Siro, provocando un forte boato che squarciò il silenzio della notte. Un duro colpo per i tedeschi, che rimasero a lungo isolati senza potersi mettere in contatto telefonico con gli altri presidi della zona. 

Testimonianza Ildebrando Varacca

Testimonianza Mario Campana