Ponte di Tiberio

Anche il salvataggio del ponte di Tiberio, come l'Arco d'Augusto, è legato al nome del maresciallo geniere dei paracadutisti della Wehrmacht Willi Trageser. Egli simula per ben tre volte di far saltare il ponte, che nel settembre del 1944 è rimasto l'unico varco agibile per oltrepassare il fiume Marecchia. Egli piazza ben 8 fornelli, e più di 100 kg di esplosivo nei pressi del ponte: solo due fornelli esploderanno senza provocare danni. I sei fornelli inesplosi saranno ritrovati nel 1957 durante lavori di manutenzione intorno al monumento.

Trageser, mentendo al suo comando, comunica che il ponte è saltato; il suo inganno non rimane però nascosto. Quattro paracadutisti fuggiti da un campo alleato comunicano che il ponte è ancora in piedi: per questo fatto il maresciallo tedesco rischia l'incriminazione e la morte, ma non dirà mai nulla, e comunicherà il suo operato solo quando un millantatore vorrà appropriarsi del salvataggio del ponte e dell’arco.

L'operato di Willi Trageser sarà ricordato in una cerimonia pubblica del Comune di Rimini.