Vivere in guerra, le bombe e la fame

Dopo l’8 settembre 1943, quando le truppe germaniche occupanti dettano legge e i bombardamenti alleati colpiscono duramente la città, sopravvivere, lavorare ne procurarsi il cibo diventa sempre più difficile. La città cambia volto. Gli orari e i ritmi del lavoro dipendono dal suono delle sirene di allarme aereo e dal coprifuoco, vengono allestiti rifugi sotterranei e scavate trincee per proteggere i cittadini, negozi, portici e beni artistici sono riparati da sacchi di terra, le aree di verde pubblico sono trasformate in orti di guerra, la circolazione di mezzi pubblici e privati è quasi azzerata a causa del razionamento di carburante. Le grandi fabbriche riducono la produzione o la decentrano fuori città. Fame e freddo condizionano pesantemente la vita delle persone: la tessera annonaria non riesce a coprire nemmeno la metà del fabbisogno calorico quotidiano, mentre al mercato nero i prezzi aumentano vertiginosamente. Tornano in auge il baratto e le prestazioni di lavoro in cambio di generi alimentari.

Anche la popolazaione cambia: i cittadini cercano rifugio nelle campagne e contemporanenamente arrivano in città sfollati provenienti da luoghi già distrutti.

Modena subisce circa 176 incursioni tra cui tre bombardamenti particolarmente micidiali per la città: il 14 febbraio 1944 viene attaccato il cuore produttivo della città in zona Sacca e San Cataldo; il 13 maggio – il più devastante – è colpito, per errore, il centro storico; il 22 giugno di nuovo gli stabilimenti industriali adiacenti la stazione dei treni. Alla fine l'esito sarà di 368 morti, 879 feriti e 712 case danneggiate.