Legoreccio di Vetto (RE), 17 novembre 1944

Dal settembre del 1944,  i comandi tedeschi inaspriscono ulteriormente l'azione repressiva contro le formazioni partigiane. Viene inviata nel reggiano un'unità specializzata nella lotta antiguerriglia (Lehrstab für Bandenbekämpfung), dislocata prima a Pantano di Carpineti e successivamente a Ciano d'Enza. La repressione anti partigiana tocca il culmine della crudeltà con la strage di Legoreccio del 17 novembre 1944, nella quale vengono uccisi 24 giovani. Il distaccamento “Cervi“ della 144a Brigata Garibaldi, attardatosi nella corte di Legoreccio, viene sorpreso dai tedeschi su indicazione di una spia fascista. Ha luogo un breve scontro, ma per evitare ritorsioni sui civili, i partigiani si arrendono. Essi confidano infatti nell'accordo stipulato con le autorità nazifasciste il 31 ottobre, che avrebbe riconosciuto loro lo status di prigionieri di guerra in caso di cattura. Dopo essersi consegnati, i partigiani scoprono di essere stati ingannati. 18 di loro vengono passate per le armi sul posto, mentre gli altri 8 sono condotti a Ciano dove, dopo interrogatori e torture, vengono a loro volta uccisi.

I caduti sono ricordati da una targa scoperta nel 1946 sul muro della corte di Legoreccio e dal monumento inaugurato nel 1982 nella piazza antistante.