Giardini Margherita – Piazzale Mario Jacchia

Ebreo, figlio di Eugenio ed Elisabetta Carpi. Il padre, irredentista espulso da Trieste dal governo austriaco, è il più rappresentativo massone del Bolognese nel periodo antecedente il fascismo.

Nato nel 1896, all'inizio del primo conflitto mondiale Mario abbandona gli studi di giurisprudenza per arruolarsi volontario negli Alpini, dove si guadagna due medaglie d'argento.

Tornato a Bologna e ripresi gli studi entra nel movimento nazionalista paramilitare "Sempre pronti per la patria e per il re". Sempre più convinto del suo "nazionalismo", si iscrive nel '20 al Fascio bolognese. Suo fratello Luigi, invece già militante antifascista, viene un giorno duramente bastonato dai fascisti: è in quel momento in cui Mario abbandona il fascismo. Nel '24 i fascisti assalgono e depredano la sede della massoneria bolognese, a scopo intimidatoro nei confronti di Eugenio Jacchia, padre di Mario e Luigi, anch'egli vittima poco dopo delle aggressioni fasciste. A seguito di questo episodio Mario diviene antifascista militante.

Per le sue azioni dichiaratamente contrarie al regime, nel '27 non gli viene consegnato il "certificato di buona condotta politica", cosa che lo costringe ad abbandonare la professione dell'avvocatura.

All'inizio del 1943 entra nel Partito d'Azione insieme a Massenzio Masia, con cui costituisce un embrione di organizzazione antifascista chiamata Fronte per la pace e la libertà, la prima struttura antifascista organizzata nel periodo. L'8 settembre 1943 Mario è nella capitale, ed è presente negli scontri contro gli occupanti Tedeschi. Nello stesso periodo è il rappresentante del Partito d'Azione per il CLN di Bologna.

Nei primi mesi del '44 lascia tutti gli incarichi politici in seno all'antifascismo per passare alla lotta militare. Con il nome di battaglia "Rossini" ha l'incarico di ispettore delle formazioni di Giustizia e Libertà in Emilia e il comando militare per il nord dell'Emilia.

Viene catturato a Parma durante una riunione; prima della cattura, riesce a far fuggire i compagni e a distruggere gran parte dei documenti presenti. Viene consegnato ai comandi tedeschi, probabilmente torturato, e il suo corpo non è mai stato ritrovato.