Giardini Margherita – Orto di guerra

Già nel corso del 1941 il Podestà di Bologna dispone la semina di tutte le aree comunali (pari a circa 26 ettari).

L’orto di guerra più esteso si trova ai Giardini Margherita, coltivato a grano e a colza. Nelle estati del 1942 e del 1943 il grano raccolto in città è trebbiato dai gerarchi in camicia nera al centro di Piazza Maggiore e poi benedetto sulla scalinata di San Petronio. Cerimonia che non si ripeterà per la trebbiatura del 1944. Nel corso dell’ultimo anno di guerra, con lo sfollamento dei residenti delle campagne, l’intera città prende un aspetto rurale. Molti cortili si trasformano in stalle improvvisate, alcuni sagrati diventano aie. Tutte le attività produttive tendono a concentrarsi negli spazi cittadini: uno dei sei mulini attivi in quei mesi si trova sotto le due Torri, all’angolo fra Via Zamboni e Via dei Giudei.

I giardini Margherita cambiano aspetto anche per un altro motivo. Dopo che la circolare prefettizia del 27 dicembre 1943 aveva invitato ad abolire nelle vie, nelle piazza e negli alberghi della città le intitolazioni alla Casa regnante e al gruppo dei traditori del periodo 25 luglio-8 settembre 1943, il monumento equestre di Vittorio Emanuele II viene rimosso da Piazza Maggiore e trasportato all’entrata del parco che rimane intitolato, dopo scontri e discussioni, alla regina Margherita di Savoia.