Gattolino

Percorsi extraurbani / La campagna cesenate – Oppressione nazifascista e Resistenza

Gattolino

Durante la Seconda guerra mondiale la parrocchia di Gattolino era amministrata da don Pietro Burchi, che durante quei mesi tenne un diario che diverrà poi una fonte importantissima per la ricostruzione della vita quotidiana e dei tragici avvenimenti che colpirono la bassa cesenate. Egli stesso fu protagonista di una vicenda molto singolare: nel giugno 1944, egli scrive, fu obbligato da «un capitano dell’esercito» a indicargli la casa di alcuni disertori. Il giorno 20 fu lanciata una bomba a mano in canonica e fu lasciato un biglietto in cui lo si «pregava» di far liberare quei giovani. Il 6 agosto gli fu fatta visita da partigiani, con l’intenzione di requisire le armi possedute dal parroco, che nel momento della fuga gli esplosero contro vari colpi di arma da fuoco ferendolo. Durante la sua permanenza in ospedale i tedeschi fecero un rastrellamento a Gattolino e scovarono in un rifugio due partigiani del gruppo “Mazzini”, Renato Medri e Menotti Primo Targhini, che, trovati in possesso di armi, vennero fucilati sul posto. Con loro era presente anche Romeo Motta, successivamente deportato in Germania. Questo avvenimento causò il trasferimento del “Mazzini” dalle parti di Montecodruzzo. Il sospetto di una delazione da parte del prete fece sì che durante la sua convalescenza a Casalbono egli venisse arrestato dai partigiani dell’8ª Brigata Garibaldi e processato. Dichiarato innocente, fu rilasciato.


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