Eccidio di piazza Garibaldi

Il 31 agosto 1944 alcuni partigiani colpirono a morte due membri della Brigata Nera in Via Aurelio Saffi. In quegli stessi giorni i fascisti avevano fucilato cinque antifascisti: tre in Via Montanara il 30 agosto e due in Via Abbeveratoia nel pomeriggio del giorno seguente.

L’uccisione dei due militi divenne il pretesto per una rappresaglia da parte dei fascisti. Nella notte dell'1 settembre sette prigionieri, già stremati da giorni di interrogatori e di torture nelle celle della Brigata Nera, vennero trascinati nella piazza centrale della città e finiti dai militi a colpi d’arma da fuoco. Erano sette antifascisti - due dei quali combattenti partigiani - arrestati nelle settimane precedenti e messi a disposizione dei comandi nazifascisti.

Dopo l’esecuzione i loro corpi vennero trasportati nottetempo al cimitero della Villetta e lì esposti con il divieto di rimuoverli. Tuttavia la moglie di una delle vittime, Eleuterio Massari - spinta dal coraggio e dalla disperazione - nelle prime ore del mattino si recò a recuperare il corpo ormai irriconoscibile del marito. Sfidando i divieti dell'autorità, lo caricò su un carretto e lo portò a casa attraversando i borghi dell’Oltretorrente, intenzionata a dargli una degna sepoltura.

Testimonianza Alice Battilani