Mario Guidazzi

Nato a Cesena il 20 febbraio 1897, antifascista, apparteneva a famiglia repubblicana. Dopo essere stato licenziato dalla BNL per non avere la tessera fascista, lavorava come direttore della CAFIOC a Ferrara.
Il 22 gennaio 1944, tornava dal lavoro e per recarsi più in fretta dalla moglie (l’abitazione era in corso Comandini), incinta all’ottavo mese, sebbene sconsigliato, imboccò il vicolo della stazione, sbucando in corso Cavour proprio mentre passava un corteo fascista che andava a prelevare dall’adiacente ospedale la salma di Ivo Piccinini (un milite ferito da un GAP la sera del 18 gennaio e morto il 21 successivo) e celebrarne il funerale. Guidazzi, riconosciuto come cognato di Cino Macrelli, all’epoca tra i maggiori esponenti dell’antifascismo cittadino, fu prima minacciato e picchiato da militi del battaglione Guardia del Duce e infine ucciso. Oltre alla moglie lasciava due figlie; il terzo sarebbe nato due giorni dopo.
In quello stesso pomeriggio ci fu un attentato al vicesegretario del fascio di Cesena, Moreschini, assalito in casa da partigiani e rimasto ferito nell’azione.