Casa Polizzi

Questa casa fu un luogo importante per il movimento clandestino antifascista di Parma. Fin dalla caduta di Mussolini, il 25 luglio 1943, rappresentò uno dei punti di riferimento per l'organizzazione della Resistenza in città. Accolse ricercati e membri del movimento partigiano e ospitò molte riunioni di antifascisti.

Tutti i componente della famiglia Polizzi - Ida Mussini, Secondo Polizzi ma soprattutto i figli Lina, Laura e Primo - furono coinvolti nella lotta di Liberazione, come lo furono i due zii dei ragazzi, Remo Polizzi e Luigi Porcari, entrambi dirigenti del partito comunista clandestino.

Per questa loro adesione alla lotta contro il nazifascismo soffrirono e pagarono un enorme contributo. Il padre Secondo, la madre Ida e i figli Lina e Primo, partigiano “Manetto”, subirono la deportazione nei campi di concentramento in Germania: il padre e il figlio a Mauthausen, la madre e la figlia Lina nel campo di Ravensbrück. Tornarono in tre a guerra finita. Il padre Secondo morì nel campo di Gusen.

L’altra figlia, Laura Polizzi, partigiana “Mirka”, partecipò alla lotta clandestina come staffetta, impegnata nel settore stampa e propaganda, responsabile dei Gruppi di difesa della donna a Piacenza e a Reggio e come vice commissario unico delle Brigate Garibaldi.

Testimonianza di Laura Polizzi