La Borghesa di Rottofreno (PC)

Sono le prime ore del mattino del 16 ottobre 1944 quando i partigiani della 1° Brigata GL agli ordini del Comandante Antonio Piacenza e del Tenente Colombo si portano sulla via Emilia, in località Villa Borghesa provenienti dalle basi partigiane in Val Tidone, per un attacco a sorpresa contro i convogli tedeschi, appostandosi in attesa del nemico. La strada è lucida per la pioggia caduta da poco; una leggera nebbia vela il paesaggio. Ad un tratto si sente il rumore di un veicolo: a distanza di un centinaio di metri si profila un grande mezzo tedesco stipato di soldati armati fino ai denti. Quando è più vicino i partigiani danno l’assalto, ma i tedeschi rispondono con armi di tutti i calibri. Per bloccarli, il Tenente Colombo lancia numerose bombe a mano. Continua, una dopo l’altra, fino all’ultima munizione in suo possesso: una bomba anticarro che fa sbalzare l’automezzo nel canale vicino e lo ribalta. Altre due corriere che lo seguono a poca distanza subiscono la stessa sorte. Ne nasce uno scontro diretto tra i soldati e i patrioti che si avvinghiano corpo a corpo. I partigiani non mollano; i tedeschi contano perdite rilevantissime fino a quando un nuovo gruppo di automezzi sbuca con a bordo decine e decine di uomini. Forse alcune centinaia. La lotta si fa ancora più furiosa finché i nemici iniziano ad accerchiare i partigiani portandoli alla ritirata, con 8 ompagni morti sul campo: Emilio Acerbi di Brugherio (Mi), Dino Diaferia di San Severo (Fg), Alcide Ferro di Sarmato (Pc), Agostino Mazzocchi di Stradella (Pv), Dante Nanni di Carmignano (Bo), Osvaldo Scarani di Milano, Angelo Valpi di Zavattarello (Pv) e 6 feriti. Scappano per i campi, alcuni con un camioncino rosso parcheggiato nei pressi della villa della Borghesa. Lì si dirigono anche i tedeschi e accerchiano l’abitazione signorile pensando che i ribelli avessero trovato rifugio.

Solo la mediazione della Contessa – che parla tedesco – li convince ad andarsene. Nelle ore successive, i cadaveri dei partigiani restano a lato della via Emilia finché la temibile Bionda di Voghera, giunta sul posto, li finisce e li oltraggia crudelmente. I loro corpi, trucidati, restano esposti sulla strada fino a sera. A fronte di questa sfortunata impresa, bisogna ricordare che nel solo mese di settembre 1944, secondo il rapporto del Questore ben 95 erano state le azioni, operate anche nel cuore della città sotto il naso dei nazifascisti e “lungo la strada nazionale emiliana da Fiorenzuola-Alseno a Piacenza e lungo quella emiliana-pavese da Piacenza a Castel San Giovanni”.